Spazio pubblicitario

Lino

di Hans Christian Andersen

Il lino era fiorito, si era ricoperto di bellissime corolle azzurre, era molto soddisfatto della sua bellezza e con orgoglio pensava che si sarebbe trasformato in una tela molto bella.

I pali dello steccato gli ripetevano che non conoscendo la vita, non sapeva a che cosa andava incontro e che la sua vita sarebbe stata breve, ma il lino non era per nulla d’accordo.
La vita per il lino stava per cambiare davvero, infatti arrivarono nel campo certi uomini che strapparono brutalmente il lino dalla terra con le radici, poi lo immersero nell’acqua e successivamente lo passarono sul fuoco.

Il povero lino pensava che nella vita non può andare sempre tutto bene e che per fare esperienza bisogna pur patire qualche cosa.

Ma per quel povero lino sembrava che le sofferenze non dovessero avere fine, infatti venne battuto, sfilacciato e messo sul filatoio e poi su un telaio e qui venne trasformato in una splendida pezza di tela bianca.

Il lino era orgoglioso di se, aveva patito molto però i risultati erano eccellenti e pensava che i pali si sbagliavano.

Era diventato molto importante, tutti si preoccupavano per lui, le donne di servizio lo esponevano al sole, lo rivoltavano ogni mattina quando rifacevano il letto, perfino la moglie del sindaco aveva parlato di lui in pubblico, dicendo che non c’era una tela più bella in tutto il paese.

Un bel giorno, la pezza di lino venne messa sul tavolo di casa ed a forza di forbici ed aghi venne trasformata in una dozzina di capi di biancheria. Il tempo passò ed a lungo andare i capi si logorarono.

Il lino era dispiaciuto perché pensava che avrebbe potuto durare un po’ di più, però poi si consolava pensando che non si può pretendere l’impossibile e che più che vecchi non si vive.
Arrivò il giorno in cui i capi di biancheria vennero stracciati e ridotti a brandelli, conclusero, rassegnati, che per loro era proprio finita.

E invece no, furono portati al macero, sfilacciati, triturati, impastati e diventarono una magnifica carta di lusso, bianca e levigata.

La carta era proprio soddisfatta, infatti sulla carta furono scritte tante novelle che la gente aspettava con ansia perché quelle storie rendevano gli uomini migliori.

Il lino ogni tanto pensava: “Non avrei mai immaginato di poter diffondere fra gli uomini tanta saggezza e consolazione. Quando ero una povera pianticella di campo credevo che la mia vita fosse giunta al suo termine., come dicevano i pali dello steccato: ed invece ogni mio fiorellino azzurro è diventato un pensiero gentile e duraturo: ed ora andrò in giro per il mondo”.

La carta di lino invece fu portata in tipografia dove tanti fogli vennero stampati e poi riuniti fino a creare un libro. La carta rimasta invece, fu riunita in un pacchetto e messa in uno scaffale.

La carta pensava che dopo tanta attività un po’ di riposo per meditare non le dispiaceva, ogni tanto pensava anche al suo futuro.

Un giorno, quella carta preziosa venne gettata nel camino, era impensabile che potesse finire nel negozio di qualche droghiere e che potesse servire per incartare riso o spaghetti.

Quella sera, tutti i bambini di casa sedettero intorno al camino per vedere le fiammate prodotte dalla carta di lino. In un momento tutte le parole scritte bruciarono e divennero incandescenti.

Dalle fiamme si levò una voce che disse: “Adesso salirò dritta verso il cielo”, e mille creature invisibili corrispondenti ai fiori di lino, danzarono sulla carta che si trasformava in cenere.

I bambini felici cantavano.

“La canzone è finita….”

“No! “ rispondevano le creaturine invisibili “La canzone è come la vita, non finisce mai e la storia è bella appunto per questo”

I bambini ascoltavano attentamente senza però riuscire a capire il vero significato di quelle parole. Ma che importava! I bambini non possono comprendere tutto!





Torna alla pagina precedente



Se vuoi mandarci le tue storie, clicca
Imbuca qui le tue favole