Milano


Milano, la città in cui sono nata e la città della mia famiglia da generazioni, Milano, questa città tanto amata e tanto bistrattata da chi vi è nato, ma soprattutto da chi vi è costretto a vivere per lavoro.
Milano, questa città che si presenta con la veste del lavoro, dell'indifferenza e della fretta, ma che possiede un cuore caldo ed un'anima generosa, questa città che possiede una facciata di freddezza, ma racchiude tanti tesori e li custodisce gelosamente, quasi si vergognasse di possedere tante ricchezze.
Milano, città dove tutti si affrettano va gustata controcorrente. Questa città che in passato ha avuto grandi personaggi e grandi geni, anche oggi accoglie nel suo interno persone che hanno voglia di fare, di ideare, di aprirsi a nuove, grandi o piccole idee.
Milano, questa città che apre le porte all'innovazione, ma che conserva la tradizione. Questa città che - gelosamente - cela le sue bellezze con cura.
Città tutta da scoprire nelle sue viuzze nascoste, nei suoi palazzi decorati, nelle sue opere d'arte quasi occultate, ma visitata da tantissimi turisti, soprattutto stranieri, nei suoi terrazzi, trasformati in rigogliosi giardini o nei suoi cortili, che sembrano giardini in miniatura e sono silenziosi come chiostri, tanto da non sembrare nemmeno reali. Milano, che si presenta con le sue mostre e le sue fiere, i convegni e le attività culturali….
Città dai mille volti e dai mille controsensi, che la rende viva ed attiva, pulsante di novità ed ancorata alla sua storia…
Milano, questa città che mi ha visto nascere ed alla quale ritorno sempre con gioia ed amore profondo.
Nata e cresciuta qui, in questo palazzo, in questo quartiere, in questo appartamento che si affaccia sul cortile interno, che ha visto le varie fasi della mia vita, che ha ascoltato i miei sospiri ed i miei pianti e le mie risate…..
Ho visto e vissuto i piccoli, grandi cambiamenti di questo quartiere da quando ero piccola, quando, di fronte vi era un gruppo di villette di edilizia popolare, attorniate da tanti piccoli giardinetti ed affondate in un contesto di verde più grande, chiamato semplicemente "Le villette".
Al giorno d'oggi, la struttura è cambiata, nel senso che il parco esiste ancora, ma queste villette sono state sostituite da palazzi più moderni, ma il nome "le villette" è rimasto invariato.
Credo che i nuovi della zona o quelli più giovani non sappiano nemmeno il perché di tale appellativo.
Il complesso di scuole che si affacciano proprio sulla via, frequentate da mio fratello e da me, ma anche da mio padre e, cosa buffa, lo stesso maestro di musica che ha visto passare generazioni di alunni…. con quella chioma candida con la camicia immacolata ed il papillon
rigorosamente nero .
Il tram ha sferragliato fra due filari di alberi, proprio al centro della via, facendo quasi da spartiacque alle due corsie della strada, strada incredibilmente larga, se si tiene presente il periodo in cui è stata costruita, quando di automobili se ne vedevano in giro poche.
La chiesa, costruita in epoca successiva, per rispondere alle esigenze della popolazione, che in quegli anni si era incrementata e che gravava tutta intorno a S .Martino in Villapizzone.
Le scuole medie, frequentate presso la scuola di via Console Marcello, quando ancora non passava il tram ed i lavori che stavano procedendo velocemente per allungare il percorso di uno dei due tram che faceva capolinea in piazza Pompeo Castelli. Il divertimento di noi ragazzine nel camminare, recandoci a scuola o tornando a casa, in mezzo alle rotaie, fra una traversina e l'altra, contando quante ne erano state posate da un giorno con l'altro e scrutando attentamente la durata dei lavori… volevamo quasi affrettare l'opera per poter così vedere il tram percorrere il suo nuovo percorso.
Ed ancora, i piccoli negozi che erano sorti, il droghiere all'angolo e la panetteria subito girato l'angolo della via, la cui proprietaria era conosciuta per i suoi modi ed il suo inseparabile camice azzurro.
La salumeria, con una di quelle affettatrici enormi, rosse, posata sul bancone di marmo bianco…la farmacia, con il bancone altissimo, per noi bambini, in legno e tutti quegli scaffali e quelle vetrine in vetro opaco riportanti il simbolo della farmacia….
Quale stupore, poi, quando vi è stata la costruzione del supermercato, novità per quei tempi, abituati come si era ai negozietti, al rapporto di fiducia fra proprietario e cliente… le voci ed i commenti pro e contro il supermercato non si contavano e si sprecavano… ed ancora, gli ombrellai che passavano regolarmente e che richiamavano la gente al grido "Umbrelee, umbrelee", per chiunque avesse da aggiustare il proprio paracqua, oppure il richiamo cambiava ed era "Moletta moletta moletta", per chiunque avesse da affilare coltelli e forbici… e passavano di cortile in cortile, forniti di tutti gli attrezzi del loro mestiere.
Anche chi rifaceva a nuovo i materassi di lana o le seggiole in paglia passava periodicamente di cortile in cortile. Vecchi lavori di un tempo, che davano un tocco di sapore antico alla vita della città.
Due tradizioni popolari sono rimaste attive. Spesso, alla domenica mattina, durante la bella stagione, di cortile in cortile passa un orchestrale, solitamente un trombettista, ma a volte sono in due o tre, che suonano vari brani e ricevono l'obolo che viene buttato loro dalle finestre.
L'altra è quella tipicamente parrocchiale, che viene effettuata durante il mese di maggio.
Ogni cortile di caseggiato un po' ….datato ha al suo interno una nicchia con la statue della Madonnina ed il parroco, a rotazione, organizza la recita del rosario in ogni cortile alle ore 21.00, così da permettere a tutti di partecipare e di passare di cortile in cortile.
Tradizioni che, in parte, sono purtroppo scomparse, in parte sono state mantenute vive da persone di buona volontà, le quali riescono a far riscoprire ancora dei valori profondi nell'animo di ciascuno di noi e che permettono di riassaporare ricordi sepolti nella nostra memoria e nel nostro cuore.

Zia Patrizia



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